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Novembre 2004
Giovanni Buzi con Alda Teodorani, curatrice della prefazione della raccolta "Fluorescenze"
(Caterina "Faith" Piccolo): A che età hai scritto il primo racconto? (Giovanni Buzi): Io "nasco" come pittore. Ho iniziato ad esporre a Roma e Parigi già dal 1985 e di scrivere non ci pensavo proprio. Le poche lettere a cui dovevo rispondere - non c'era ancora l'internet! - fanno a dir poco pena. Scritte svogliatamente, sul primo pezzo di carta che mi capitava sottomano. Poi ho ancora "dovuto" scrivere un manuale di storia dell'arte per i licei. Scrivere per scrivere... nel 1989 credo. Ho iniziato un romanzo più scemo che altro, già il titolo dice tutto: "Vipere in crinolina". Quasi sicuramente non avrò mai il coraggio di proporlo a nessuna casa editrice. (Faith): Cosa ti ha spinto a scrivere? (Buzi): "Scrivere" sul serio credo sia stata la solitudine. Mi sono trasferito a Bruxelles nel 1990 e mi mancavano molto i miei amici, le serate, le notti di Roma... Per far in qualche modo rivivere e continuare ciò che avevo perso, ho iniziato a scrivere il romanzo "Faemines", pubblicato quasi dieci anni dopo. (Faith): I temi dei quali parli ti "ossessionano" in qualche modo? (Buzi): "Ossessione" è per me la parola magica! Se non mi sento "ossesso" ( oh, sesso!) per qualche cosa o qualcuno non scrivo, faccio un'altra cosa. (Faith): Scrivi aspettando l'ispirazione o imponendotelo? (Buzi): A volte l'ispirazione mi viene leggendo oppure camminando, guardando, scopando (anche a terra), aspettando, sognando. Altre volte mi costringo a stare seduto davanti al computer e a farmela venire. (Faith): Consideri lo scrivere un lavoro? (Buzi): Per ora è un qualcosa che mi prende molto, molto tempo. Sarà un lavoro quando mi darà da mangiare (della serie, campa cavallo...). (Faith): Lo consideri un'ossessione? (Buzi): Vedi risposta n° 3. (Faith): Lo consideri un modo per "liberarsi dai propri fantasmi"? (Buzi): Credo che i miei fantasmi siano a piede libero da già qualche tempo... e per fortuna!! Direi che tra la mia scrittura e i miei fantasmi ci sia un po' lo stesso rapporto che c'è tra un paguro, il mollusco nella conchiglia, e l'anemone, rendo l'idea? Un rapporto di simbiosi. (Faith): Hai mai scritto qualcosa sperando che venisse letto da qualcuno in particolare, e se sì chi? (Buzi): Ogni cosa che scrivo vorrei tanto che la leggesse mia madre. Ma è morta più di 25 anni fa. (Faith): Se dovessi darti un giudizio come scrittore, quale sarebbe? (Buzi): Ad ogni frase da me scritta e riletta mi do lo stesso giudizio: taglia, snellisci, rendi vivi questi quattro segni neri con i quali t'ostini a sporcare il perfetto bianco d'ogni pagina vuota. (Faith): Se dovessi darti un consiglio? (Buzi): Mi darei 3 consigli: migliorare, migliorare, migliorare. (Faith): Hai mai desiderato emulare qualcuno nell'ambito della scrittura, e se sì chi? (Buzi): "Emulare" no. Quello che vorrei nello scrivere è solo essere me stesso, nel bello e nel brutto. (Faith): Hai mai scritto con l'obiettivo o la speranza che qualcuno giungesse a voler emulare te? (Buzi): Non sono affari miei. (Faith): Hai mai preso ispirazione dalla vita reale per i tuoi racconti? (Buzi): Se non ci fosse la vita reale, io e i miei scritti non potremmo esistere. (Faith): Se sì, in che ambito? (Buzi): In tutti... (Faith): Hai mai scritto un racconto per sfogare un impulso represso? (Buzi): Se non sento una forza-impulso, repressa o meno, non scrivo. (Faith): Pensi che la tua esperienza personale abbia influenzato molto i temi che tratti? (Buzi): Sicuramente, come penso ogni scrittore. (Faith): Nei tuoi racconti, inserisci mai delle fantasie personali che hai ma non osi mettere in pratica? (Buzi):
Ti dirò, molte, anche quelle che
possono sembrare le più assurde, l'ho anche messe in pratica...
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