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15 Novembre 2004
The Gate ha intervistato lo scrittore Giovanni Buzi subito dopo la serata romana di presentazione della sua raccolta di racconti "Fluorescenze"…

Giovanni Buzi con Alda Teodorani, curatrice della prefazione della raccolta "Fluorescenze"

 

 

(Caterina "Faith" Piccolo): A che età hai scritto il primo racconto?

(Giovanni Buzi): Io "nasco" come pittore. Ho iniziato ad esporre a Roma e Parigi già dal 1985 e di scrivere non ci pensavo proprio. Le poche lettere a cui dovevo rispondere - non c'era ancora l'internet! - fanno a dir poco pena. Scritte svogliatamente, sul primo pezzo di carta che mi capitava sottomano. Poi ho ancora "dovuto" scrivere un manuale di storia dell'arte per i licei. Scrivere per scrivere... nel 1989 credo. Ho iniziato un romanzo più scemo che altro, già il titolo dice tutto: "Vipere in crinolina". Quasi sicuramente non avrò mai il coraggio di proporlo a nessuna casa editrice.

(Faith): Cosa ti ha spinto a scrivere?

(Buzi): "Scrivere" sul serio credo sia stata la solitudine. Mi sono trasferito a Bruxelles nel 1990 e mi mancavano molto i miei amici, le serate, le notti di Roma... Per far in qualche modo rivivere e continuare ciò che avevo perso, ho iniziato a scrivere il romanzo "Faemines", pubblicato quasi dieci anni dopo.

(Faith): I temi dei quali parli ti "ossessionano" in qualche modo?

(Buzi): "Ossessione" è per me la parola magica! Se non mi sento "ossesso" ( oh, sesso!) per qualche cosa o qualcuno non scrivo, faccio un'altra cosa.

(Faith): Scrivi aspettando l'ispirazione o imponendotelo?

(Buzi): A volte l'ispirazione mi viene leggendo oppure camminando, guardando, scopando (anche a terra), aspettando, sognando. Altre volte mi costringo a stare seduto davanti al computer e a farmela venire.

(Faith): Consideri lo scrivere un lavoro?

(Buzi): Per ora è un qualcosa che mi prende molto, molto tempo. Sarà un lavoro quando mi darà da mangiare (della serie, campa cavallo...).

(Faith): Lo consideri un'ossessione?

(Buzi): Vedi risposta n° 3.

(Faith): Lo consideri un modo per "liberarsi dai propri fantasmi"?

(Buzi): Credo che i miei fantasmi siano a piede libero da già qualche tempo... e per fortuna!! Direi che tra la mia scrittura e i miei fantasmi ci sia un po' lo stesso rapporto che c'è tra un paguro, il mollusco nella conchiglia, e l'anemone, rendo l'idea? Un rapporto di simbiosi.

(Faith): Hai mai scritto qualcosa sperando che venisse letto da qualcuno in particolare, e se sì chi?

(Buzi): Ogni cosa che scrivo vorrei tanto che la leggesse mia madre. Ma è morta più di 25 anni fa.

(Faith): Se dovessi darti un giudizio come scrittore, quale sarebbe?

(Buzi): Ad ogni frase da me scritta e riletta mi do lo stesso giudizio: taglia, snellisci, rendi vivi questi quattro segni neri con i quali t'ostini a sporcare il perfetto bianco d'ogni pagina vuota.

(Faith): Se dovessi darti un consiglio?

(Buzi): Mi darei 3 consigli: migliorare, migliorare, migliorare.

(Faith): Hai mai desiderato emulare qualcuno nell'ambito della scrittura, e se sì chi?

(Buzi): "Emulare" no. Quello che vorrei nello scrivere è solo essere me stesso, nel bello e nel brutto.

(Faith): Hai mai scritto con l'obiettivo o la speranza che qualcuno giungesse a voler emulare te?

(Buzi): Non sono affari miei.

(Faith): Hai mai preso ispirazione dalla vita reale per i tuoi racconti?

(Buzi): Se non ci fosse la vita reale, io e i miei scritti non potremmo esistere.

(Faith): Se sì, in che ambito?

(Buzi): In tutti...

(Faith): Hai mai scritto un racconto per sfogare un impulso represso?

(Buzi): Se non sento una forza-impulso, repressa o meno, non scrivo.

(Faith): Pensi che la tua esperienza personale abbia influenzato molto i temi che tratti?

(Buzi): Sicuramente, come penso ogni scrittore.

(Faith): Nei tuoi racconti, inserisci mai delle fantasie personali che hai ma non osi mettere in pratica?

(Buzi): Ti dirò, molte, anche quelle che possono sembrare le più assurde, l'ho anche messe in pratica...

Caterina "Faith" Piccolo


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