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Ottobre 2004
Sacchetti è disponibile sul nostro Forum per domande e curiosità PRIMA PARTE
(Fabio Pazzaglia): Anzitutto, se lo desideri, parlaci di te e della tua passione relativa al cinema.... (Dardano
Sacchetti): "L'ho ereditata dai
miei. Andavano al cinema due, tre volte a settimana e mi portavano con
loro perchè a quei tempi non c'erano baby-sitter. Ho memoria storica di
un film visto a tre anni, era il GRANDE COLTELLO con un Jack Palance
terrificante. Sono sempre andato al cinema e dai sette otto anni andavo
da solo. Abitavo in un punto strategico di Roma, via Cola di Rienzo, per
cui avevo nel giro di duecento metri tre cinema: Eden, Smeraldo e Cola
di Rienzo. Poco più in là c'era il Palestrina, proprietà della
famiglia Stivaletti (effettista e regista di M.D.C. e I tre volti della
paura - n.d.a.)come avrei scoperto da grande, e ancora più in là c'era
un "pidocchietto" ovvero un cinema dei preti, In questo cinema
un giorno, avevo dieci anni circa, sono rimasto dalle due del pomeriggio
fino a mezzanotte rivedendo quattro volte di seguito "Assalto alla
terra" il film dei formiconi giganti, film che è rimasto nel mio
dna. E' un film dove i generi si mescolano: all'inizio sembra un giallo,
poi si trasforma via via in fantascienza, catastrofismo ecc. Anch'io,
dopo, ho miscelato i generi (Zombi 2 è un esempio). (F.P.): Quali sono le circostanze che ti hanno avvicinato al mondo del cinema e come hai affrontato la tua prima "sceneggiatura" ? (Sacchetti): "conoscevo della gente che cercava di fare cinema. Erano amici. Si andava a cinema, poi si mangiava la pizza e si parlava per ore a volte per tutta la notte. In questo modo mi sono accorto che ero una specie di memoria vivente. conoscevo quasi tutti i film usciti, li avevo visto almeno tre o quattro volte, ricordavo i cast, le trame, i risvolti, i dettagli avvantaggiato da un poderosa memoria visiva (il mio cervello ragiona per immagini) e da una capacità di cogliere i dettagli, anche i più insignificanti. I miei amici mi usavano per avere informazioni e a me piaceva che un mio hobby potesse essere utile, poi un giorno Luigi Collo (Cozzi? n.d.a), un ragazzo di Torino con il quale avevo molto legato in epoca '68 all'università, mi portò con lui a conoscere Dario Argento che stava finendo di montare L'uccello dalle piume di cristallo. Era l'autunno del 69 circa. Luigi voleva fare cinema. Dario gli chiese di scrivere un soggetto. Luigi non ci riusciva. Mi chiese di dargli una mano. Scrivere mi è sempre piaciuto, ho fatto degli ottimi studi e letto tantissimi libri, possiedo attualmente una biblioteca di 14000 volumi, ma soprattutto avevo una madre accanita lettrice di gialli, per cui ho letto sin da piccolo tutto ciò che è stato pubblicato in Italia in tema di giallo. In dieci minuti scrissi il soggetto del Gatto a nove code. Erano sette otto paginette. A Dario piacquero, le trasformò in 45 pagine di trattamento, ricevette l'okay da Lombardo (il produttore, n.d.a.) e il mio primo soggetto divenne un film. Poi ci fu una incomprensione con Dario e una lite tra lui e me, una delle tante, ma abbiamo sempre fatto pace. La lite finì sui giornali e fui chiamato da un produttore, Zaccariello, che doveva fare un film con Mario Bava. Scrissi così il mio secondo soggetto e la mia prima sceneggiatura con molta difficoltà. Era Reazione a catena, noto anche cone l'Antefatto o la Baia di sangue. Film epocale, che vinse un premio a Sitges in Spagna, fu proiettato per sette anni di seguito in un cineclub di Los Angeles, fu copiato da Sean Cunningham che si ispirò per la serie venerdì 13 (particolari sequenze addirittura analoghe si possono riscontrare anche nel 2° capitolo diretto da Steve Miner: L'assassino ti siede accanto '81 - n.d.a.). Dopo mi chiamò Dino De Laurentiis e mi offrì un contratto in esclusiva per tre anni, ma lui partì per gli Stati Uniti ed io per andare a fare il militare, lanciere assaltatore prima e guastatore dopo. mentre ero sotto le armi ho revisionato senza firmarli due film: Quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer e Sette orchidee macchiate di rosso, in più, sempre senza firmare, collaborai con Luigi Montefiori (più noto con lo pseudonimo di George Eastman, e celebre mostro antropofago nel film di Joe D'Amato Antropophagus - n.d.a.)al westerm Amico stammi lontano almeno un palmo, poi venne Squadra volante. Così ho cominciato". (F.P.): Come sei approdato a scrivere soggetti e film horror? (Sacchetti):
"come tutti, ho un lato oscuro. A me piace guardarci dentro,
rovistarci, ma in più avevo una nonna. Mia nonna, rimasta vedova
giovanissima, per ben tre volte di notte, con la complicità del
sughetto (il becchino) ha dissotterrato il marito. L'ultima volta, la
quarta, c'ero anch'io. Il vecchio cimitero era stato sconquassato da un
terremoto e abbiamo passato una mattita a rovistare fra decine e decine
di vecchie casse marcite fino a quando nonna non ha riconosciuto un
calzino ricamato da lei con dentro tutto ciò che restava di nonno:poche
ossa del piede destro. In più, in casa c'era una stanza con una
presenza, dove non entrava più nessuno da oltre 40 anni e spesso chi ci
dormiva faceva strani sogni, ecc... A quattordici anni ho amato Poe e
Lovecraft, andavo a vedere i films horror (Dracula, Bava, Freda ecc...)
in più non ho paura, contrariamente a Dario, Lamberto e Mario Bava che
sono persone che hanno paura, io non ho paura quindi mi piace mettermi a
rischio, affrontare situazioni estreme, borderline. E' stato un caso che
abbia fatto cinema, che Luigi mi abbia portato a casa di Dario, che la
lite con lui mi abbia fatto conoscere Mario Bava. Ma quando ho
conosciuto Mario Bava mi è sembrato di aver finalmente trovato un
fratello maggiore che mi insegnasse a muovermi nel mio lato oscuro. Lui
usava moltissimo l'arma dell'ironia, che ho anch'io ma non è il mio
grimaldello preferito per penetrare nei bui mondi del mistero,
preferisco Propp ma da quel momento ho capito che l'horror era casa mia.
Peccato che non abbia più incontrato un regista come Mario. L'unico con
un passo diverso e in presa diretta con la paura, che viveva nel reale.
FINE PRIMA PARTE
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