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14
Ottobre 2004
Intervista allo sceneggiatore Dardano Sacchetti in diretta dall'Horror
Gore Forum

Sacchetti
è disponibile sul nostro Forum per domande e
curiosità
QUINTA
PARTE
In
questi interventi, facciamo invece una veloce “carellata” sui film
meno riusciti, che vedono Sacchetti coinvolto solo marginalmente nella
stesura delle sceneggiature…
(Fabio
Pazzaglia): Due parole su Quella villa in
fondo al parco, di Carmineo (famoso per la presenza di un vero freak), e
su Assassinio al cimitero etrusco, del quale Sergio Martino firmò la
regia sotto pseudonimo...
(Dardano
Sacchetti):"Quella villa in fondo
al parco...
C'era un pacchetto di sei film da fare con De Angelis, Larry Ludman,
film di guerra e due sul coccodrillo (quelli diretti da Giannetto De
Rossi, Killer Crocodile, n.d.a.). Di fatto, poi, per come si è
comportato De Angelis, sono stati gli ultimi film miei con lui e gli
ultimi di fatto, perchè bruciò i clienti internazionali, che da allora
si sono tenuti alla larga dai film italiani di genere, interrompendo i
finanziamenti. Tornando da un sopralluogo a Santo Domingo, De Angelis mi
fece vedere una rivista locale con un articolo su un tizio chiamato uomo
topo, e mi disse che voleva farci un film sopra. Mi dette le sue
coordinate: una casa, una spiagga e nient'altro. Non ho mai visto il
film, so che Carnimeo s'era preso una sbandata per la Grimaldi (Eva,
interprete principale della pellicola, n.d.a.) che al provino, ero
presente, se lo rigirò come un pedalino. Qualche anno più tardi le ho
visto fare la stessa scena con Marione. Ricordo poco della storia (stavo
litigando con De Angelis che aveva fatto promesse e non pagava) se non
che era indecisa, in bilico tra il serioso e lo splatter, una specie di
ibrido.
Assassinio al cimitero etrusco...
Giannni Saragò, amministratore di Luciano Martino, mi dice che ha
un'idea: vuol fare un giallo su un cimitero etrusco. Scrivo un soggetto
di una decina di pagine. Gianni me lo fa comprare e pagare da Martino,
poi, con grande dispiacere perchè oltre ad essere un amico è un uomo
onesto, mi dice che Luciano ha affidato il film a suo fratello Sergio e
Sergio, che non mi conosceva, aveva il suo sceneggiatore di fiducia e
voleva farlo solo con lui. Credo che fosse Gastaldi (Ernesto,
regista di Libido e Notturno con grida, n.d.a.)."
(F.P.):
Apocalypse Tomorrow rappresenta l'escursione di Antonio Margheriti
(celebre regista di horror d'epoca) nello splatter... Il film mi ricorda
molto la tua affermazione sulla "contaminazione dei generi"
citata in merito a Zombi 2. Come è nata l'idea di miscelare zombi,
cannibali e guerra in questo viscerale splatter?
(Sacchetti):"Apocalypse
domani è un film che mi piace molto, e piace anche a Tarantino.
Margheriti si era specializzato in finti "rambo" girati nelle
fillippine. Il produttore Amati, visto che c'era un discreto margine di
guadagno, chiama lui e me per un film di genere. A me non piace eseguire
i compiti. Mi sta bene che mi dicano ispirati a questo o quel film, ma
ci devo mettere qualcosa di mio. Così portai dei reduci dalla giungla
in città e m'inventai che una prigionia con costrizione al cannibalismo
potesse generare una specie di virus... era una metafora in cui credevo
molto, e ci credo tuttora (basta darsi una occhiata in giro), e mi ha
dato la possibilità sia di contaminare i generi, cosa che adoro fare,
sia di introdurre allora delle devianze forti rispetto ai codici
narrativi. Mi sono divertito a farlo e lo rifarei; si può scegliere
Irak, Kossovo, Darfur, Cecenia: avanti ragazzi prendete spunto per il
corso, cominciate a lavorare!"
(F.P.):
Camping del terrore di Ruggero Deodato può essere visto come
"chiusura" del cerchio: Reazione a catena - Venerdì 13 -
Camping del terrore... Il film è molto efficace in termini di
"effetti", ma termina in maniera molto ambigua... Quel finale
era tipico delle produzioni horror. Veniva imposto dalla produzione?
(Sacchetti):"Era
un copione di Alessandro Capone (celebre per la regia di Streghe,
n.d.a.)
che voleva debuttare alla regia. Il produttore però, pur amando il
progetto e stimando Capone, pensò di offrire il film a Deodato e chiese
a me di fare una revisione...
Lavorammo in condizioni molto difficili… La troupe, raggiungendo la
piana del Gran Sasso alle due di notte, fu investita da una tormenta di
neve che la bloccò per dodici ore; il resto fu obbligato ad andare a
chiudersi in un albergo a Penne a cento chilometri di distanza. Per
tutta la prima settimana si girò all'interno di una tenda piazzata nel
garage dell'albergo, poi quando arrivammo sul set non c'era niente che
corrispondesse al copione e al piano di lavorazione, fu licenziato lo
scenografo e ne arrivò uno nuovo alla seconda settimana, che si
inventò dei camper. Tutto ciò, mentre Deodato faceva la corte alla
Brilly, comportava la riscrittura del copione durante la notte, anche
durante le riprese. Sono stato sul set per tutte e quattro le settimane
anche perchè il piccolo Ben, figlio di Mimsy Farmer nel film, è mio
figlio Davide. Ricordo che avevo una Saab turbo, e impiegavo 55 minuti
per fare duecento km d'autostrada sotto la pioggia; ma allora fumavo
quattro pacchetti di marlboro, bevevo due bottiglie di vodka al giorno
e... mi sono divertito, ma il film poteva venire meglio, comunque è del
tutto casuale che risulti come pezzo finale di un percorso."
(F.P.):
Paura nella città dei morti-viventi è l'horror più crudo di Fulci. In
sceneggiatura erano riportate (come per Zombi 2) tutte le sequenze
splatter (ancora oggi è incredibile l'efficacia della trapanazione
della mascella di Giovanni Lombardo Radice)? Che significato attribuire
al "frame" in chiusura con lo strano sguardo (seguito da un
urlo) del bambino?
(Sacchetti):"Dopo
il grande successo, soprattutto economico, di Zombi 2 Fulci mi chiamò e
mi disse: “A sacche' vedrai faranno 'a fila, nun ciavremo da da li
resti”... e per sei bei mesi non accade un... come direbbero i
francesi? Un cazzo? Ebbene sì, non accadde un cazzo e noi avevamo il
soggetto pronto. Ho ancora la copia. Sulla prima pagina, a matita, di
suo pugno, Fulci scrisse: un film di Lucio Fulci, Paura nella città...
Soggetto di Elisa Briganti e Dardano Sacchetti; poi, se vai avedere i
titoli, ti accorgi che è diventato un'altra cosa... il film alla fine
si fece perchè Fulci convinse il suo amico Jaboni, terzo socio di
minoranza della Medusa, che il film era un guadagno sicuro e Jaboni
convinse i due soci più forti. Come è nato il film? A me piacciono le
scariche improvvise di adrenalina, quando ti si apre il cervello e tiri
fuori cose che manco sapevi di avere, mentre i compitini fatti a
tavolino mi lasciano freddo. Fare cinema è come fare sesso. Se ti
capita una situazione imprevista, e ti viene una bella eccitazione, dai
il meglio di te, ma se cerchi di organizzare una cosa sa sempre di
telefonato... Fulci s'era riletto Lovecraft; voleva fare un film di
quell'atmosfera, stava muovendo i primi passi nell'horror e si sentiva
più sicuro tra le pareti confortevoli della letteratura classica. Dammo
invece libero sfogo ai cattivi pensieri dove Fulci, Beatrice Cenci docet,
non aveva problemi. Il finale: mi chiedi il significato del frame
finale... Sta nel fatto che, contrariamente agli americani, che devono
sempre chiudere un film, qualsiasi film, con una immagine positiva, e
con una fine esaustiva, noi che non amiamo il lieto fine e tutta la
storia del nostro cinema neorealista è imbevuta di finali aperti,
abbiamo preso l'abitudine di non chiudere neanche i film di genere... ma
c'è un precedente clamoroso, che è proprio americano, ed è Carrie di
Brian De Palma, solo che gli americani se la cavano col fatto che è un
incubo (si può leggere, in queste righe, un aperta critica a Nightmare?
n.d.a.)..."
(F.P.):
L'ultimo squalo, per la regia di Castellari, ebbe grane legali perchè,
all'estero, ottenne il medesimo successo de Lo squalo, pur essendo stato
realizzato con un budget ristretto.... Eppure il film funziona e rende,
anche sul piano visivo, quanto il modello a cui si ispira... Cosa puoi
dirci di Castellari?
(Sacchetti):"Era
una brutta sceneggiatura di Mannino, che sembrava, non so quanto
volutamente, la copia carbone dello Squalo di Spielberg e per di più
non funzionava. Il produttore era lo stesso di Zombi 2: Tucci. Tucci mi
chiamò perchè mi stimava e voleva che ci mettessi le mani. Avevo meno
di una settimana. La mia preoccupazione fu di discostarmi il più
possibile dal film di Spielberg. Mi ero inventato che era tutto frutto
della tv, c'era uno che voleva riprendere in diretta, come in un reality
show, l'attacco di uno squalo, attacco che poi sfuggì di mano. Non
girarono, non so per quali motivi, il mio copione. Ripresero quasi tutto
l'originale e il risultato fu che gli americani massacrarono il
produttore che tornò, persa la causa, dicendo che gli avvocati
americani sono i più cattivi del mondo. Credo che ancora adesso non
possa andare negli Usa."
(F.P.):
Qual è il tuo contributo al film Il cacciatore di teste? Quali sono
stati i tuoi rapporti con Jesus Franco?
(Sacchetti):"Non
so niente. Non ho mai visto sto Jesus. So solo che il produttore, che
era una specie di barzelletta, non pagava, faceva il furbo. Io non gli
detti il copione, lui venne a casa portandomi, su mia richiesta che non
mi fidavo dei suoi assegni, un milione in contanti in biglietti da mille
e cinquecento lire (ma c'è anche chi mi ha pagato con un tavolo e
quattro sedie e chi con una stecca di marlboro).
La storiellina era banalotta, ma dentro c'erano un paio di
chicche."
FINE
QUINTA PARTE

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