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Ottobre 2004
Sacchetti è disponibile sul nostro Forum per domande e curiosità QUARTA PARTE
In
questa "corposa" parte, approfondiamo maggiormente nel
dettaglio alcuni aspetti dei film meno noti realizzati per la tv e
scopriamo come anche Inferno (1980), di Dario Argento, debba qualcosa a
Sacchetti... (Fabio
Pazzaglia):
Hai menzionato la serie di film diretti da Bava "Brivido
giallo" ed "Alta tensione"... (Dardano
Sacchetti): "La Casa dell'Orco e Quella Villa Accanto al Cimitero (F.P.): Per sempre (ciclo "Brivido giallo") è noto per via di un'incomprensione nata con Fulci perchè si era attribuito la "paternità" del soggetto (peraltro molto simile al "Postino suona sempre due volte"). Puoi chiarire questo mistero? (Sacchetti): "E' uno dei momenti più dolorosi del mio rapporto con Fulci. Le cose sono andate così: da diversi anni non ci parlavamo. Poi un giorno lui mi chiamò. Stava cercando con Roberto Gianviti di mettere in piedi una storia di sesso e fantasmi. Volevano una mano a stendere un soggetto che non riuscivano a far quadrare. Erano entrambi molto confusi, perchè non sapevano dove andare a parare, se più sul sesso o più sui fantasmi. Partecipai a riunioni per circa una settimana. A me la storia che mi raccontavano non piaceva. Non girava. Lo dissi e allora Fulci mi chiese a cosa stavo lavorando. Gli dissi che avevo scritto un soggetto ispirato ad una sorta di seguito del “Postino suona sempre due volte”. Fulci lo volle leggere. Gli piacque moltissimo. Trovò un produttore che mi fece un contratto di acquisto di soggetto e incarico di sceneggiatura per me ed Elisa Briganti (contratto che ho, dove si vede che Fulci non c'entra). Consegnata la sceneggiatura, il produttore non pagò e disse che non era in grado di fare il film. Fu onesto perchè mi ridette la disponibilità. Fulci portò la sceneggiatura da un altro produttore, che non mi fece alcun contratto e che per qualche tempo andò in giro nel tentativo di montarla senza riuscirci. Era passato il momento magico sia dell'horror italiano, ma soprattutto, di Fulci dopo la catastrofe di Conquest e altri errori. Fulci continuò a portare in giro la sceneggiatura, che era bellissima. Io ero contrario perchè così rischiava di sputtanarsi, oltretutto per me era un lavoro fatto in totale perdita e mi dovevo tutelare. Così gli dissi di non portarla più a finti produttori. Lui, a mia insaputa fece fare una traduzione in inglese ad un attore, Brett Hasley (interprete di Le porte del silenzio ’91, n.d.a.), promettendogli la parte da protagonista se riusciva a montargli il film. Hasley addirittura mise il suo nome come autore della sceneggiatura. A quel punto la rottura divenne totale. Mi incazzai e ruppi definitivamente i miei rapporti con Lucio. Un paio di anni dopo, nell'ambito della serie “Brivido giallo”, mancava una sceneggiatura per completare la serie. Lamberto che conosceva il progetto mi chiese se era libero. Dissi di sì e glielo diedi. Fulci, geloso che Lamberto (che non stimava) realizzasse un film a cui teneva molto, tentò di dire che il progetto era il suo perché, quando un regista presenta una storia, automaticamente diventa sua e nessun altro può farlo. Tesi molto debole. Il fatto è che in quel momento era malato, in disgrazia, con problemi di soldi, reduce da pessime esperienze tipo Zombi 3. Ci siamo riparlati con Lucio solo pochi mesi prima che morisse. Fu naturale far pace, eravamo due reduci delle stessa guerra. Ci mise in contatto Dario per un film. Lucio era felicissimo di tornare a lavorare con me e poi sotto il patronage di Dario era convinto che avrebbe fatto un film epocale che lo avrebbe rilanciato. Scrissi per Lucio un trattamento bellissimo su una sua idea: rifare la mummia. Mandammo il trattamento della mummia a Dario che era in America, Dario mi insultò per telefono dicendomi che non mi dovevo permettere di mandargli simili storie. Ruppi con Dario e da quel momento non ho più collaborato con lui (siamo alla quarta lite). Fulci cominciò a lavorare con Stroppa sulla Maschera di cera, ma morì prima e il film fu realizzato da Stivaletti. La cosa curiosa è che tre anni dopo gli americani fanno La Mummia e, guarda caso, la prima parte del film è identica al mio trattamento inviato a Dario in America!" (F.P.): Il ciclo "Alta tensione" (composto da Il Maestro del terrore, Il Gioko,Testimone oculare e L'uomo che non voleva morire) è rimasto inedito (attualmente in home video solo Il Maestro del Terrore) e diffuso in tv solo nel 2000. Considerato che l'insieme di film era molto migliore di "Brivido giallo" (serie virata all'ironico e recuperata in vhs dalla Shendene & Moizzi nel 1999) non credi che l'invadenza della tv nel settore cinematografico abbia creato parecchi danni? (Sacchetti): "Effettivamente i film della serie “Alta tensione” sono migliori di quelli di “Brivido giallo”, eppure hanno avuto una sorte peggiore. In realtà ciò si deve, in primis, al fatto che dietro Brivido giallo c'era un produttore "pesante" con buoni rapporti con Mediaset, che è Luciano Martino. Mentre il produttore di Alta tensione è lo stesso Lamberto che, alla sua prima esperienza di produttore, di fatto non era in grado di imporsi a Mediaset, vera ed unica finanziatrice della serie, quindi ha subito il dicktat del network. E' anche vero che erano passati un paio d’ anni dalla prima serie e l'autonomia (e la prepotenza dei network) era sempre più evidente. Si stava delineando quella che viene chiamata "linea editoriale" per cui sono i network che impongono non solo i progetti, ma anche i modelli di realizzazione e tutto ciò che non collima con la linea editoriale, ovvero con la presunta aspettativa di audience, ha di fatto vita difficile. La verità è che non si può fare cinema di genere con una Tv generalista. Bisognerebbe lavorare con un canale specializzato. Ma i due unici nostri registi (Bava e Soavi) alla fine hanno accettato le regole del network, scelte che non discuto e che hanno anche prodotto buoni risultati, ma di fatto quel tipo di cinema, di storie è praticamente sparito. Poi dobbiamo tutti mangiare e pagare le bollette, quindi..." (F.P.): Il Maestro del Terrore vede al centro della storia la "vendetta" di uno sceneggiatore nei confronti di un regista: è sbagliato vederne una metafora di Sacchetti vs Fulci? Voglio dire: quel soggetto è molto autobiografico, vero? (Sacchetti): "E' ovviamente autobiografico ed è ovviamente una specie di vendetta, ma non contro Fulci, bensì contro Lamberto che, regista e produttore, spadroneggiava troppo e si dava un mucchio di arie. Il bello è che Lamberto non si è neanche accorto d'essere lui il bersaglio. Ma con quel film si interruppe anche la mia collaborazione con Bava, che infatti non mi ha mai più chiamato, anche se ci siamo rincontrati per caso alla PAC per un giallo, che poi è stato realizzato da Aldo Lado, l'Alibi." (F.P.): Nei due film per la tv, Una Notte nel Cimitero e A Cena con il Vampiro, la componente umoristica è molto accentuata. Come mai questo tipo d'impostazione che, in conclusione, ha lasciato perplessi alcuni spettatori? (Sacchetti):
"Bella domanda, bisognerebbe rivolgerla a Bava. Originarianamente
nascevano come onesti "filmetti de paura" con alcuni paletti
fissati dal produttore che erano il budget ridicolo (esattamente la
metà di quanto prendeva da mediaset) e l'unicità del luogo in modo da
avere riprese concentrate. Sono stati pensati non per essere "Betleejuice",
ma più vicino allo spirito di Un lupo mannaro americano a Londra,
ovvero ragazzi giovani calati per caso in situazioni di paure vere,
poi... poi è arrivato Stivaletti con proposte che di fatto sembravano
giochi senza frontiere e Lamberto, che è anche bravo tecnicamente, ma
non brilla per chiarezza e fermezza di tono, finisce spesso per stonare;
e un film d'horror non perdona, quando si perde lo stile, il rigore si
finisce puniti, ne sa qualcosa persino il maestro Argento che, negli
ultimi film, spesso non riesce a dare la parte finale all'altezza
dell'incipit originale. Nel caso di questi due film, prima non capiti
nello spirito, eppure, citando Un lupo mannaro americano dò una chiave
di lettura precisa di Una notte al cimitero: dei ragazzi si perdono in
una brughiera nebbiosa, trovano un vecchio Pub, entrano, sono
affascinati da una sfida, l'accettano e... (F.P.): Nelle sceneggiature non accreditate, di cui abbiamo trattato, è rimasto escluso Inferno di Dario Argento... come sei stato coinvolto nella realizzazion del film, al quale anche Mario Bava ha prestato il suo estro per la realizzazione di alcuni effetti visivi? (Sacchetti):
"La mia presente partecipazione non accreditata ad Inferno è
venuta fuori di recente, da quando, avendo qualcuno scoperto che La
chiesa è mio, ho deciso di svelare tutti i film ai quali in qualche
modo ho preso parte. Per quanto riguarda Inferno si tratta di una
collaborazione amichevole del tutto ininfluente. Dario aveva lavorato
per sei o sette mesi sul copione. Lo aveva finito da poco. Doveva
iniziare le riprese e aveva, come accade quando si finisce, una serie di
dubbi. Suo padre e suo fratello (il produttore Claudio, n.d.a.) mi
chiamarono e mi chiesero se ero disposto a passare qualche giorno con
Dario per fargli da sparring-partner. Il patto era che potevo chiedere i
soldi che volevo, ma non avrei dovuto firmare la sceneggiatura,
qualunque cosa fosse accaduta. Lessi la sceneggiatura e per circa una
settimana passai sette, otto ore con Dario chiuso in una pensione
davanti a ponte Matteotti. Lui mi esponeva i suoi dubbi. Ne parlavamo.
Alla fine Dario si convinse che la sceneggiatura andava bene così
com'era, tranne una scena. Ipotizzammo dei cambiamenti, poi Dario,
riscrivendola, cambiò solo un piccolo dettaglio. Niente di più.
Quindi, per una settimana ho dato a Dario la mia disponibilità
professionale, è questo è un fatto, ma nel film alla fine, di mio, non
c'è niente. (F.P.): Damiano Damiani è stato un regista che ha dato il massimo nel cosidetto cinema d'impegno. Eppure credo che resterà famoso per la realizzazione di Amityville Possession. Quel film, proposto come Amityville 2, supera in effetti splatter e gore il precedente capitolo e si amalgama con sequenze che richiamano alla memoria L'Esorcista. Puoi svelare alcuni retroscena del progetto? (Sacchetti):
"E' un film che ricordo malvolentieri perchè in qualche modo ha
fatto naufragare la mia carriera americana, altrimenti sarei andato a
Las Vegas a giocare a dadi con Dennis Etchison e poi saremmo andati da
King, questo era il programmma. Dunque avevo venduto a Dino De
Laurentiis il soggetto The ogre, a Londra, dove stavo lavorando a Flash
Gorrdon II, Man Wolf e Ghost rider, feci il polish insieme a Colin
Wilson. Dopo sei mesi, mi trasferi a New York perchè Dino, a seguito
del flop sia di Ragtime che di Flash Gordon, chiuse gli uffici
londinesi. Io mi stavo trasferendo con la famiglia, avevo già preso
casa a Londra. (F.P.):
Nel 1983 Fulci realizza il giallo più violento della storia del cinema
italiano (Lo squartatore di New York). Secondo il mio parere il film
merita una rivalutazione perchè è una delle rare volte che presenta
una motivazione del killer plausibile... Fulci gira con una tecnica
superiore a qualsiasi media e realizza un piccolo gioiello della nostra
cinematografia. (Sacchetti):
"Una settimana prima della partenza per andare a girare il film in
America, mi chiama De Angelis, perchè Fulci non aveva il coraggio di
farlo. Avevano una sceneggiatura di Clerici e Mannino, bravi
sceneggiatori voluti da Fulci, che non li convinceva. Tutto ruotava
intorno alla figura di un assassino malato di progeria, malattia
degenerativa che colpisce i bambini intorno ai dieci anni e che fa loro
invecchiare le cellule talmente rapidamente da farli morire di
"vecchiaia" nello spazio di pochi anni. La scena clou era
quella in cui l'assassino entrava giovane ed usciva più vecchio, molto
più vecchio ed irriconoscibile (il modello era ovviamente Miriam si
sveglia a mezzanotte dove si parla per la prima volta della progeria -
badate gente un film "originale" nasce sempre dalla costola di
un altro film originale uscito prima, aver frequentato Dario per
trentanni mi ha insegnato qualcosa). Era un film che usava i mezzi del
giallo, ma in realtà si interrogava sulla vecchiaia, sulla decadenza
umana. Fulci non l'aveva capito. Pensava al giallo, pensava alle morti e
quelle non gli tornavano perchè erano state costruite per un altro
scopo. In cinque giorni dovetti stravolgere un copione. Agendo non sulla
struttura generale, ne sul plot ma sulle situaziani, ovvero sulle morti
e sui meccanismi del giallo. Operazione che, secondo me, è riuscita
solo in parte per mancanza di tempo. Avessi avuto dieci giorni di più,
in modo da poter intaccare anche le strutture, Lo squartatore di New
York poteva essere davvero un piccolo capolavoro. (F.P.): Puoi svelare qualche retroscena del film Spettri (1987) di Marcello Avallone e del poco riuscito Morirai a mezzanotte (1986) di Lamberto Bava? (Sacchetti):
"Spettri rappresenta il debutto alla produzione di Maurizio Tedesco
e alla sceneggiatura di Andrea Purgatori, il giornalista del caso
Ustica, e il ritorno alla regia di Marcello Avallone. Tre amici che
avevano tre grosse moto e facevano gite insieme tuttte le domeniche.
Avevano scritto insieme il copione e ci credevano molto. Ci credeva meno
Mediaset che finanziava l'impresa e Mediaset mi impose come doctor,
ovvero dovevo garantire il film. Quelli erano gli anni in cui la mia
firma sotto un copione voleva dire un mucchio di dollari. I giapponesi,
che andavano pazzi per i miei film e mi hanno dedicato un festival a
Tokio proiettandone 12, erano capaci di pagare cifre cospicue e in
dollari!
FINE QUARTA PARTE
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