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Ottobre 2004
Sacchetti è disponibile sul nostro Forum per domande e curiosità TERZA PARTE
(Fabio
Pazzaglia): Reazione a catena è una delle
mie pellicole preferite, non soltanto perchè rappresenta un Bava ai
massimi livelli, quanto perchè, effettivamente, nel panorama italiano
è stata la prima pellicola SPLATTER che andava in coda a successi tipo
Blood Feast (1963) di H.G. Lewis, ma con una sceneggiatura ed una trama
decisamente superiore... (Dardano
Sacchetti): "Reazione a catena
(1971)è il film a cui sono più affezionato. Perchè, dopo il Gatto a 9
code, è stato il primo lavoro. Perchè ho potuto esprimere la mia
poetica (in molti miei film si parla di bambini, di case strane, di
horror quotidiano, laico... ). Perchè ho conosciuto un uomo fantastico,
un vero genio con una grande creatività: Mario Bava. A vederlo, Mario,
sembrava banale, non aveva nulla di carismatico, anzi era schivo, si
nascondeva, non si metteva in luce, ma poco a poco, sul lavoro, scoprivi
la sua personalità, soprattutto il suo mondo, la sua visionarietà, la
sua PAURA; perchè Mario aveva paura, la sentiva come una cosa reale e
la rappresentava. Le scene truci nascevano per divertimento, per
paradosso, per creare sorpresa e angoscia nello spettatore, quindi erano
studiate accuratamente. I due che fanno l'amore e muoiono fiocinati
insieme è un'idea che Mario aveva da tempo. La vecchia che s'impicca
sulla carrozzella è tutta mia, il finale con i bambini cattivi è tutto
mio (il titolo originale doveva essere: Così imparano a fare i
cattivi). Il polipo che da sotto il telo tocca la spalla è di Mario. Il
film è molto compatto perchè ha un anima, semplice, ma ha un'anima.
Nelle mie lezioni di sceneggiatura (qualcuna la farò anche a voi) non
mi stanco di ripetere che per prima cosa bisogna trovare l'anima del
film. Un film senza anima è come un Golem senza l'Aleph sulla fronte.
Non vive. (F.P.): Shock (1977), di Mario Bava, ti vede coinvolto nella realizzazione del soggetto. Si dice, in relazione a questo film, che buona parte del lavoro possa essere ascrivibile a Lamberto... Conosci altri particolari in proposito? (Sacchetti):
"E' il secondo film che ho scritto per Mario. Fu scritto nel ‘71
subito dopo Reazione a catena. Mentre girava Reazione a catena, Mario mi
disse che a lui sarebbe piaciuto fare un film su una casa, dove i
protagonisti fossero gli oggetti (Mario non ha mai amato molto gli
attori e per lui fotografare cose e situazioni era il massimo, poteva
sperimentare). Io ho sempre subito il fascino delle case, sia perchè ho
avuto il privilegio di nascere in una casa magica, sia perchè ho letto
tanti racconti sulle case e visto tanti film sulle case. Le case sono
sempre piene di misteri. Basta grattare i muri. Se proprio ti va male
trovi un dentino da bambino, quelli da latte, che si conservano e poi si
perdono. Che fine fanno i dentini? e poi siamo sicuri che siano caduti
da soli? (F.P.):
Il miglior Fulci è quello che, a ridosso degli anni '80, realizza la
famosa "quadrilogia" degli zombi... (Sacchetti):
"E' vero, gli anni ‘80 sono stati gli anni in cui Fulci ha
dato il meglio di sè. La cosa curiosa è che Lucio non sapeva di essere
un grande autore horror. Ancora quando lavoravamo insieme, lui
desiderava solo tornare nel "salotto buono" del cinema
italiano. Tanto è vero che fece Manhattan baby (una delle opere
definite da Fulci, “alimentari”, n.d.a.) con la mano sinistra in
quanto aveva già in tasca il contratto per fare Conquest, film nel
quale credeva molto. Lucio ha capito di essere un grande regista di
horror solo dopo, quando il momento magico era passato. Il suo problema
era la sua fragilità. Lucio era aggressivo con tutti, aveva un brutto
carattere, ma in realtà era una maschera dietro la quale celava
insicurezza e timidezza. Non aveva la personalità di Dario, così si
fece "gestire" dal produttore che tagliava i budget. I miei
scontri con lui nascevano dal fatto che io spingevo verso un horror
moderno, mentre lui voleva ancorarsi ai classici dell'ottocento (tipo
Lovecraft) ma anche dal fatto che non difendeva le sceneggiature dal
produttore. Se avesse avuto una personalità più decisa invece che
rimanere confinato nel ghetto di una piccola produzione, avrebbe anche
potuto tentare una carta più ambiziosa, magari con gli americani. Lui
soffrì una crisi di gelosia nei miei confronti quando nell'80 andai a
lavorare in America (mi aveva chiamato Dino, per il quale avevo scritto
Ogre da un mio soggetto originale insieme a Colin Wilson quello di Space
vampires, a sceneggiare Man wolf e Ghost rider). I nostri rapporti si
interruppero e lui, per dispetto, chiamò uno sceneggiatore di commedie
che si limitò a fare qualche danno. (F.P.):
Faccio un passo indietro, e ti chiedo maggiori dettagli sulle varie (Sacchetti): "Sì. Demoni 3 originariamente era ambientato su un aereo che, per una perturbazione, andava a finire in uno strano universo, dove in una delle varie ipotesi affrontate c'era anche un vulcano. L'idea era quella di finire in una sorta di strano Inferno. L'aereo fu preso in considerazione perchè cercavamo un luogo chiuso, isolato, in una situazione totalmente avversa con un pericolo anche dentro. Diciamo una specie di Alien, con l'aereo al posto dell'astronave e i demoni al posto del formicone cattivo. Scrivemmo un paio di soggetti e anche dei trattamenti (alcuni li conservo ancora da qualche parte). Non era una storia malvagia, ma non girava bene. Aveva un errore d'impostazione. In più Dario, che in un primo momento era entusiasta dell'idea, si disamorò, così la mettemmo da parte. Trovammo subito l'alternativa nella Chiesa, che ci sembrò vincente. Passammo direttamente alla sceneggiatura da un soggetto piuttosto semplice. Ho partecipato a due stesure di sceneggiatura della Chiesa, fino a quella pressochè definitiva. Poi Soavi ha sostituito Lamberto che iniziava la sua carriera di produttore con otto film tv per la serie Alta Tensione tipo il Gioko, il Maestro del terrore, ecc. (dei quali approfondiremo, visto che le migliori sceneggiature sono proprio di Sacchetti, n.d.a.). Michele ha cambiato l'inizio introducendo a prologo la scena dei cavalieri templari, soprattutto ha cambiato lo stile narrativo. Michele è più "moderno" di Lamberto, usa di più i toni freddi, i blu, ha un modo di narrare più essenziale e nello stesso tempo più coinvolgente". (F.P.):
Ruggero Deodato è, a mio parere, un altro grande regista molto abile a
rappresentare sullo schermo quello che il pubblico desidera. Il suo nome
viene, solitamente, associato a Cannibal Holocaust... (Sacchetti): "Ruggerino. Grande tecnica. Teoricamente è il migliore di tutti, lo frega il fatto di essere un freddo, un distaccato. Non si coinvolge nelle storie che racconta. E' più un documentarista e, infatti, i suoi film migliori sono quelli narrati come se fossero veri documentari (guarda caso Cannibal holocaust, n.d.a.). Lì ha dato il meglio di sè. E' l'unico vero regista di "cannibali", molto imitato. Ruggero nella vita è una persona adorabile, sul lavoro è strano. Per Dario, tanto per fare un esempio, il lavoro è fatica, è necessariamente lungo e non bisogna mai accontentarsi della prima soluzione, il dubbio è il faro che illumina la scrittura di una sceneggiatura che può durare mesi e poi essere cambiata per una crisi improvvisa. Per Ruggero è il contrario. Il lavoro non deve essere faticoso, non deve durare troppo, deve essere semplice tanto poi ci pensa lui, girando, a sistemare le cose. Ma i film d'horror, i thriller, hanno bisogno di atmosfere, di plot, di situazioni e i registi che puntano solo sulla tecnica e non ci mettono cuore e pancia spesso fanno film anemici, arronzati". (F.P.): In precedenza hai citato il tuo rapporto con Umberto Lenzi (in relazione al poliziesco Roma a mano armata). Anche Lenzi, in campo horror, ha realizzato veri e proprio "gioielli"... Puoi raccontarci maggiori dettagli sulla figura di Lenzi e alle tue collaborazioni con lui? (Sacchetti): "Con Umberto ho avuto un ottimo rapporto. E' il regista con il quale, dal punto di vista del rapporto di lavoro, mi sono trovato meglio. Si stava alla pari, era complice e si rimboccava le mani scrivendo pezzi di copione come un vero co-sceneggiatore, pronto a riconoscere meriti ed idee. Con lui ha fatto parecchi film. L'Uomo della strada fa giustizia, Roma a mano armata, il Cinico l'infame e il violento, il Trucido e lo sbirro, la Banda del gobbo., la Guerra del ferro. Persino una commedia: Scusi lei è normale? impresa nella quale mi trascinò lui a tutti i costi, perchè Umberto è un entusiasta, per niente un calcolatore. A lui piace lavorare e fare tutto. Ha fatto anche film musicali un vero scorridore di generi cinematografici. Curiosamente con lui non ho mai fatto ne un giallo, ne un horror. I gialli li faceva prima che ci conoscessimo, gli horror ha cominciato a farli quando io li facevo con Fulci. Con lui ho fatto dei buoni polizieschi, almeno due che sono piccoli capolavori: Roma a mano armata e il Trucido e lo sbirro, film dove ho dato i natali al Monnezza. Reputo Umberto uno dei migliori registi di polizieschi che avrebbe potuto dare molto di più e a più alti livelli se avesse avuto un po d'attenzione per la sua carriera".
FINE TERZA PARTE
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